Buone feste + racconto di Natale.

C’era una volta una vecchina che se ne stava tutti i giorni seduta su una panchina a fianco di un palazzo storico in una grande città dell’Occidente. Vestita di scuro, capelli lunghi raccolti in alto sulla nuca. Stava lì senza domandare nulla, ma poteva essere scambiata per una di quelle persone che fanno l’elemosina.

Accadde un giorno che un ragazzino sui dodici anni le mise in mano una moneta.

– Vecchina, questa realizza il tuo desiderio. Non devi far altro che esprimerlo. Ma si avvererà solo se è autentico. La moneta sa distinguere i falsi desideri.

La donnina osservò la moneta: era colorata di viola, giallo e blu e c’era disegnato un animale dentro che lei non conosceva.

– Il desiderio? Ma io non ho desideri.

– Non è possibile!

Esclamò il dodicenne.

– Tutti hanno almeno un desiderio nella vita.

– Ora che ci penso, ne ho.

Fu così che la vecchina espresse parecchi desideri: vendicarsi di un antico torto, vincere a un gratta e vinci, fare lo sgambetto a una signora con la pelliccia, tornare giovane.

Passavano i giorni, però, e non succedeva nulla.

La vecchina rimproverò il bambino, quando lo rivide, una settimana dopo.

– Non funziona!

– Certo che funziona. Con me ha funzionato! Riprova e vedrai.

Passò un’altra settimana e la vecchina espresse nuovi desideri: trasformarsi in un cavallo selvaggio e correre nel deserto, volare, vivere per sempre, comprare una villa, girare in limousine. Ma niente, nessuno di questi desideri si avverava mai.

– Allora, dimmi il tuo che prendo spunto.

Quasi gridò, quando rivide il ragazzino, due settimane più tardi.

– Se proprio insisti: una bicicletta.

– Una bicicletta?

– Sì, ho desiderato una bicicletta e l’ho avuta.

La vecchina rimase colpita dal desiderio insignificante del ragazzino. Ma segretamente, volle imitarlo e si concentrò sulla cosa più semplice, quella che voleva davvero da tanto tempo.

– Parlare con qualcuno!

Sbottò quasi. E il ragazzino disse:

– Vedi, si è avverato.

– Tutto qui?

– Tutto qui.

Rispose lui, salendo sulla sua bicicletta.

buone_feste_Cosimo

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Cose da blogger a novembre.

Dirvi quanto ho riflettuto in questi ultimi tempi sulla natura e sul ruolo del (più sovente della giovane) blogger potrebbe rivoltarmisi contro: vi apparirei come una persona dotata di un sovrappiù di neuroni – e fin qui sarebbe bello – alquanto però ben mal utilizzati.

Mi limito a dirvi allora che ci ho pensato un (bel) po’. Se avete seguito la mia vicenda fino a oggi, forse già sapete che per dieci anni qui sul web ho tenuto un blog di libri (e un po’ di vita sociale, per di più torinese). E mi tocca riconoscere che di avventure e di incredibili scenari – grazie proprio al blog “Tazzina-di-caffè” – ne ho visti innumerevoli. Dopodiché si è rotto qualcosa, per farla enfatica potrei dire “dentro di me”, o più semplicemente mi sono resa conto di essermi fatta troppo poco furba e ho notato che, non solo il mondo nel quale volevo operare, cioè l’editoria & affini, apprezzava e utilizzava il mio lavoro per dare valore ai propri autori e libri in uscita ma che anche tante ragazze hanno mutuato la mia originaria idea per costruire i propri progetti editoriali online.

Benché non fosse certo la prima volta in cui mi capitava di veder copiate le mie idee da qualcuno in modo più o meno dimostrabile e senza grazia da chi si crede nel giusto ammantandosi di umiltà e superiorità “morale”; in questi ultimi anni il fatto, per diverse ragioni, mi ha fatto arrabbiare più che prima e mi ha resa più incerta. Forse perché nel web avevo investito tanto emotivamente e ricordo bene la potenza degli inizi quando tutto sembrava non solo possibile ma buono e autentico nel sacro nome della “condivisione”. Invece, mi sbagliavo. La virulenza di alcuni comportamenti umani, tipici di chi ha sempre la verità in tasca, e l’ambizione fine a se stessa come sinonimo di tenacia, si è rivelata vecchia come il modo e capace di riformarsi, con buona pace della tecnologia, come la coda di una lucertola. In una parola: gattopardescamente le dinamiche sono sempre le stesse da che il mondo è mondo.

A malincuore, dunque, ma forse nemmeno tanto, a un certo punto ho capito che tutto il mondo un po’ magico che credevo di aver costruito, legato alle tazzine di caffè e ai libri, in quella forma lì, semplicemente non mi apparteneva più. Ma non tutto il male viene per nuocere perché, incredibilmente, dal momento in cui ho detto “basta” per davvero con quella realtà e quel modo d’essere, va sempre un po’ meglio! In fondo, non saranno delle tazze fumanti a fare un’identità intera. Forse in fondo è preferibile essere quelli ingenui cui rubano le idee che quelli scaltri che le rubano sentendosi nel pieno diritto ed esibendosi come innocenti ma, guarda caso, potentissimi. E poi, alcune cose – ribadisco – proprio non si cambiano, meglio allora, a una certa, cambiare se stessi.

Riparto dunque da questo nuovo angolo di osservazione, questo nuovo blog, parlandovi però degli ultimi bellissimi impegni che avevo preso proprio “in qualità di blogger”.

Beninteso: non voglio certo abbandonare il mondo dei libri perché, come per tanti, è anche il mio mondo e sono sicura che ci sia posto per tutti.

Semplicemente, i prossimi eventi letterari, se mi capiterà di viverli, me li gusterò in una nuova veste. Sono sicura che questo cambiamento sia possibile e magari anche interessante (spero) per qualcuno.

I tre eventi che mi hanno vista impegnata a novembre ancora un po’ come “blogger” a metà, sono stati comunque particolarmente intensi e li ho vissuti insieme a persone che stimo e rispetto tanto. Eccoli qui:

  1. Libri in Nizza. Ho raccontato questo evento su twitter (@Noemi_Cuffia) con l’hashtag #LibriInNizza2017 in squadra con la mia amica @bauduccosara. Partecipare con lei a questo tipo di eventi è tradizione e felicità, per me. L’evento ha coinvolto autori e artisti che si sono susseguiti sul palco del suggestivo Foro Boario della cittadina di Nizza Monferrato. Vi consiglio di seguire le future edizioni perché è una realtà tanto consolidata quanto in piena espansione e poi, sarà forse banale dirlo, ma da quelle parti si sta divinamente e si mangia bene.
  2. Cicatrici oltre il buio. Ho avuto l’onore di presentare il romanzo/reportage di Francesca Gerbi. Un’autrice giovane e piena di talento che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo raccontando diciassette vite, oltre alla sua, di persone che hanno subito una menomazione fisica, imparando a uscire dal loro buio trovando in sé e negli altri le risorse. Non ho le parole per descrivere l’emozione di questo incontro, vi rimando alla lettura delle storie che, come sempre, hanno l’ultima, di parola. Vedi  poi alla voce: si mangia bene anche qui.
  3. Nel paese di Mister Coltello. Era la seconda volta – la prima a maggio al Salone del Libro – che mi capitava di incontrare Federica Iacobelli e Leonard Pop, gli autori di un romanzo affiancato da tavole entrambe sulle tracce della vita di David Bowie. Dialogare con i due autori e artisti è stato per me un grande privilegio. Sono persone cui mi sono legata da una indescrivibile sintonia che spero continui nel tempo. E dulcis in fundo, anche alla Luna’s Torta, la libreria con cucina dove si è tenuto l’incontro, la tavola è ottima per cui posso affermare che a novembre mi sono nutrita parecchio e non di sola letteratura.

Questo, per il mio novembre, è tutto. Ci risentiamo tra un po’, when I come around. Non mi pongo scadenze perché è un periodo intenso di lavoro, ma ragionevolmente scriverò tra un mesetto. Spero di ritrovarvi ancora lì.

 

To come around.

giraffaA febbraio scatteranno i miei dieci anni sul web con Tazzina-di-caffè, un blog letterario che è stata la mia casa per tutto questo tempo. Ho raccontato la mia avventura online un po’ ovunque ma per un riassunto veloce e chiaro c’è questo sito, qui.  

Qualche anno fa “Tazzina”, il mio amato blog, ho provato anche a chiuderlo. Non stavo più bene in quella veste e in un post di saluto avevo scritto che i miei amici lettori non avrebbero più trovato il blog per quello che era. Ed è stato un po’ così: ho rallentato, ho scritto meno, con una passione che, pur restando viva, sembrava diminuire di giorno in giorno, quasi sbiadire come una polaroid degli anni Novanta.

Però di chiuderlo definitivamente non ne sono stata capace.

Cosa era successo? Tante cose. Non mi sentivo più a mio agio. Ricevevo molte richieste di partecipare a eventi legati ai libri ma non riuscivo a farmi retribuire, la mia scrittura ne risentiva, ho lavorato poco e male, mi sentivo fuori posto. Negli ultimi tempi, le cose per certi versi non sono migliorate, anche se finalmente ho cominciato a lavorare di più e sul serio. Negli ultimi tempi al contempo, relativamente al discorso “Tazzina”, ho cominciato a stare sempre peggio, a soffrire e a provare rabbia e tristezza fino a chiedermi se fosse giusto, se me lo meritassi, in fondo non capivo dove avessi sbagliato. La risposta è forse che sono stata poco scaltra.

Come saprete, infatti, la competizione in questo ambiente (editoria e affini) è senza scrupoli e parecchie persone è come se si fossero appropriate della mia idea originale (libro + tazza di caffè) utilizzando non solo l’idea senza contattarmi ma mutuando anche il mio modo di esprimermi in un’operazione più simile al plagio che al gentile scambio di visioni. Se è vero, infatti, che ci si influenza un po’ tutti a vicenda, è altrettanto vero che le più semplici regole del rispetto implicano il dialogo, la gentilezza, un po’ di collaborazione che invece non ho visto, non ho sentito. Quel che ho visto è un farsi strada a tutti i costi senza rete, senza simpatia.

Dei molti che “osannavano” il mio lavoro sono rimasti in pochi i miei amici perché si sa che il mercato va così e a volte (non sempre per fortuna) le attenzioni, i soldi e la benevolenza vanno dove c’è l’hype del momento, con buona pace di chi ha fatto nascere l’idea. E forse è anche normale che sia così. Da un lato, senz’altro ho la certezza che quell’idea funzionava tanto bene da smuovere parecchio le acque e dall’altro lato, come una saggia mamma, adesso dovrei essere pronta a lasciarla andare.

Per questo, oggi è la volta buona: la mia avventura decennale con “Tazzina” finisce davvero qua. Non cambia, non resta in sordina, non recensisce qualche libro sì e qualcuno no. Quel progetto finisce proprio del tutto. Avrei voluto dirvelo il 14 febbraio chiudendo il decennio ma chi se ne frega di strategie e scadenze, sento che devo comunicarvelo ora e mi fido del mio istinto, per questa volta.

[Da bambina, siccome ero alta e goffa, mi chiamavano “giraffa” ma non voglio tenere la testa, come una vera giraffa, troppo lontana dalla pancia e dal cuore. Qualcosa mi dice che questo è il momento di cambiare e spero sia la strada da percorrere].

Che siano altri a godersi i frutti delle mie idee, continua a non farmi certo piacere e la scelta di chiudere la saracinesca del mio progetto non è indolore e può sembrare anche un vago modo per farmi notare ma credetemi, ci rifletto da tanto e non è questo lo scopo. A riprova posso dirvi che non intendo proprio più parlare di libri in rete, o per lo meno di farlo in modo strutturato come si converrebbe in un lit blog. Non mi sento, infatti, più una “bookblogger”. Sarà che si cambia, sarà che per certi versi non mi ci sono mai sentita. In un mondo internettiano in cui il blogging ha tante facce – chi lo fa per lavoro, chi lo paragona a un gioco da “veline”, chi si definisce blogger senza avere un blog e chi non sa ancora cosa vuol dire versus chi ne dichiara la morte come si fa dei romanzi ogni anno – io non riesco più a vederci la mia identità.

Tanto tempo fa qualche amico mi ha fatto una profezia: “adesso ti cercano tutti ma vedrai che in poco tempo nessuno si ricorderà più di te”. Non la presi benissimo, ma forse, col senno di poi, aveva ragione e soprattutto, a ben vedere non è poi così male. Mi spiego meglio: non voglio essere ricordata per l’ombra di me stessa o come “una delle tante” che fanno pubblicità ai scrivono di libri sul web senza essere né carne né pesce. Sono troppo viva per “finire” così. Semplicemente, ho voglia di andare avanti, di fare un giretto e di rinascere.

Pensavo da tempo a come fare. Mentre a nascere son capaci tutti, infatti, per rinascere ci vuole un po’ più di ragionamento, credevo io. Invece, l’idea mi è venuta in un sogno, come spesso accade per le cose semplici o per lo meno autentiche. Mi sono appisolata e ho sognato una canzone. Questa. Una canzone del 1994 dell’album Dookie dei Green Day. L’ho proprio sognata, come un ricordo che affiorava dall’inconscio.

Quell’anno avevo quattordici anni e una parte di me, anche oggi che sono una persona adulta e addirittura sposata, ha ancora quella curiosità e quella malinconica allegria nascosta in qualche tasca dei jeans. Nel video, Billie Joe Armstrong cammina con i suoi amici per strada. E nelle case, la gente vive le proprie storie, ognuno osservando gli altri dalla finestra. Un video tra i più letterari che ci siano, a mio parere.

La vita e la scrittura sono tutto un guardare gli altri dalla finestra e al contempo camminarsela per la propria strada con gli amici.

To come around, ho poi scoperto, significa: ripresentarsi, avvenire nuovamente, cambiare opinione, passare a trovare, fare visita a qualcuno, riprendere conoscenza.

Insomma, in quella canzone, che mi è venuta a trovare come i migliori spiriti guida mentre ero addormentata, contiene tutte le cose che oggi sento e mi ha dato una  bella svegliata. In fondo, anche il claim di “Tazzina-di-caffè” era proprio “per rimanere svegli”.

Che ci scriverò qui sopra? Beh, tornerà a essere il mio spazio, la mia casa, senza restrizioni tematiche. Per la cronaca, ho avviato alcuni altri spazi simili in passato; da brava traslocatrice seriale, di case ne ho cambiate già tante. Non infinite ma tante il giusto per domandarmi dove siano finite le mie radici. C’è un momento però in cui si mette su casa, con la C maiuscola, per davvero. Almeno, per me è arrivato e sta succedendo così. E l’ho scelto volentieri. Nella vita quotidiana come nella scrittura, adesso mi sento più stabile. Dal canto mio posso dirvi anche che, dopo tanti tentativi letterari fallimentari al massimo, sto lavorando a nuovi progetti e senz’altro tanta speranza che vengano alla luce. Per guadagnarmi il pane, invece, faccio sempre le stesse cose per la pubblicità e qualche volta anche per l’editoria.

Ci sentiamo presto allora, when I come around.